
I am the designer of my own catastrophe.
“MA PERCHÉ TU SEI COSÌ, UN CATERPILLAR CHE SI LANCIA VERSO UN BURRONE”.
E ovviamente torniamo di nuovo a parlare di me, ho capito che da qui non se ne esce.
Comunque, anche se in questo caso i presupposti porterebbero ad una auto-riflessione o per meglio dire ad un’auto-critica, non pensare di scampartela amico caro, non ti lascerò là nella tua apparente pace dei sensi a sguazzare nella tua capacità di puntare il dito su qualcun’altro.
Sarebbe bello se io puntassi il dito contro di me e tu contro te stesso, ma in contemporanea, così mi sembrerebbe più equo. E magari dopo che ci siamo auto flagellati ci diciamo a vicenda qualcosa del tipo “Ma dai che non sei così terribile come ti descrivi, sai cosa mi piace di te?”.
Vabbè per ora continuiamo col vecchio Modus Operandi, con te che giudichi me e io che provo a tirarmene fuori al meglio possibile.
Però il bello è che ad un certo punto spunta qualcuno che ti fa vedere il tuo lato oscuro sotto una luce positiva e là chi ti ferma più? E stavolta a me è andata un po’ in questo modo .
Cominciamo con “MA PERCHÉ TU SEI COSÌ”
E non mi dire che non lo hai mai detto rivolto a qualcuno.
Ma come si fa? Cerchiamo sempre di categorizzare ogni essere umano che ci gravita intorno e di infilarlo in uno di quegli antichi mobili dei farmacisti, hai presente?
Qui ci stanno gli egoisti, qua gli inaffidabili, toh, in basso a destra ho messo quelli ignoranti, quelli che ne sanno evidentemente molto meno di me.
E via con un’altra generalizzazione, uh uh!!!
Oppure ci concentriamo su una persona e la definiamo, che bravi…
Fabio è fatto in questo modo, Serena in quest’altro; perché poi che ti aspetti di diverso da Matteo; guarda lo sappiamo tutti com’è Valentina; eccolo là, il solito Mario!
Cristo santo, a quale livello di tristezza intellettuale ci siamo ridotti!
Dico ci siamo perché mi accorgo di farlo spesso pure io, troppo spesso e a volte me ne accorgo pure troppo tardi.
Ma come si può ridurre un essere umano, dico un essere umano che è qualcosa di complesso, di enorme, ad un pugno di caratteristiche?
E poi che fantastici che siamo noi categorizzatori seriali e compulsivi, parliamo delle persone come se fossero entità definite, stabili.
Tu ti evolvi caro mio ed io pure. Tu ti evolvi in ogni momento, ad ogni azione che compi o che subisci, ad ogni parola che dici o che ti viene detta, ad ogni emozione che provi e che non sarà mai più la stessa, semplicemente perché tu non sei lo stesso di 5 minuti fa.
E non guardarmi così, come se stessi vaneggiando.
Se comprendessimo davvero a fondo questo concetto della continua evoluzione non ci sarebbero probabilmente così tanti amori che finiscono perché quell’essere che ti dorme accanto non lo riconosci più, o, cosa più comune, perché tu non sei più quello che eri prima e lui/lei non ci si riesce ad adattare.
Osserviamoli questi stravolgimenti di personalità e godiamoceli pure, santo cielo!
Ora con ‘sta cosa dell’amore che finisce sono uscita nuovamente fuori tema, io e le mie infinite parentesi.
Quindi, noi non siamo qualcosa di definito, punto. E siccome so che vi piace parlare di me, io lo sono men che meno, proprio io, presente, sono quella là in fondo, si, quella con l’argento vivo addosso. Però pure tu non fai eccezione, e quindi smettila di venderti al prossimo cercando di convincerlo dell’ottimo acquisto, manco avessi la garanzia di tre anni come un frigorifero, non lo puoi sapere come cambierai e quando.
In tutto questo possiamo ovviamente parlare di tendenze, quello si.
Fabio tende ad agire in questo modo, Serena in quest’altro; da Matteo ti potresti aspettare tale reazione; guarda, siamo consapevoli che Valentina potrebbe fare questo; eccolo là, fa spesso così il nostro caro Mario!
E io?
Beh io capita spesso che proceda nel mondo come un caterpillar che si lancia verso un burrone.
E sapete che vi dico? Ma tenetevelo per voi… lo faccio pure di proposito.
Vogliamo dare un senso alla metafora?
E categorizziamolo sto povero caterpillar, perché mai proprio lui no?
Il caterpillar me lo immagino come difficilmente arrestabile, che procede abbattendo gli ostacoli che incontra sul suo cammino e che guarda dritto davanti a sé.
Io e i miei occhiali con le lenti rosa, analizzandola, questa cosa del caterpillar mi pare pure un complimento!
E tu che vuoi da me?
Tu che procedi a singhiozzi nella strada della vita, che fai tre passi avanti e due indietro, spesso guardando per lo più dietro te, piuttosto che davanti.
E tu che vuoi da me?
Tu che quando qualcosa non va come avresti voluto ci rimugini all’infinito e che ti immobilizzi immerso nei tuoi rimorsi (oh no, idiota, perché l’ho fatto?) e nei rimpianti (oh no, ma perché non l’ho fatto?).
Quindi la prossima volta o lo fai o non lo fai, ma poi dopo, qualunque cosa accada, finiscila di frignare.
Per carità, lo dico pure io, ma mi dura cinque minuti, se tutto va bene.
Poi… Next Show please!!
“… CHE SI LANCIA VERSO UN BURRONE”
E qui ci si diverte amico mio. Qui si parla di correre dei rischi.
Quanta vita persa a farsi bloccare non dalla reale esistenza di un precipizio a distanza più o meno riavvicinata, ma dalla paura di incontrarne uno.
Paura, ma che bella parola, un pochino inflazionata ma sempre d’effetto.
Ti serve quella paura amico caro, ti serve eccome.
Non ti serve che tu le consenta di impedirti i movimenti, ma ti serve per farti valutare più strade rispetto all’unica che vedi, però la devi percorrere quella maledetta strada, cavolo!
E no, tu ti fermi per paura, guardi di lato, destra poi sinistra, poi breve sguardo avanti e poi guardi là, nel tuo posticino preferito, indietro.
Che meraviglia, eh?
Cosa faccio io, dici?
Beh, quello che ha detto un’amica storica :
“MA PERCHÉ TU SEI COSÌ, UN CATERPILLAR CHE SI LANCIA VERSO UN BURRONE”
E dalle volte il burrone non c’è anche se sembrava, e mi ritrovo davanti un prato di fiori. Che poi neppure mi piacciono i fiori, ma questo è un’altro discorso.
Altre volte mi ritrovo in un campo d’ortiche o di spine e siccome io no, non torno indietro, lo attraverso e poi mi fermo in un angolo a medicarmi le ferite.
Delle volte c’è, il precipizio bastardo e riesco a fermarmi un momento prima di caderci, ma con la carica di chi ci ha creduto che potesse andare tutto bene e si è goduto il viaggio.
E altre volte, invece, ci cado dentro e come ho sempre fatto, con le ossa rotte, ma molto più forte, mi rialzo e parto verso il prossimo.
E nel mentre che tu ci pensi e valuti i pro e i contro io mi avvio, caro mio, e ti lascio con una canzone a fare da sottofondo al tuo tentativo di matematicizzare le emozioni.
Che dici, ci vediamo laggiù?