Cosa ci facciamo con quel sentimento lì?

When life closes a door, just open it again.

It’s a door, that’s how they work. 

“QUI NON SI TRATTA DI CORRERE DEI RISCHI, MA DI FARSI GRATTUGIARE I SENTIMENTI, INFILARE IL CUORE NEL TRITACARNE”.

Eccomi tornata, vi sono mancata?
Lo so, lo so, l’amica di stavolta ha calcato un po’ troppo la mano con le metafore, sono un attimino STRONG.

Ma sai che ti dico, amico carissimo? Casomai non te ne fossi ancora accorto, la vita è STRONG, a maggior ragione quando, o per meglio dire se, visto che parliamo di te, SE si vivono le proprie emozioni. Mi riferisco a quando abbandoni la maledetta Comfort Zone, quella che ti piace così tanto, l’ho capito, è chiaro come la luce del sole.

Forse la vita è più facile per te che prendi il largo quando il gioco si fa duro, quando ti accorgi che il livello dell’acqua è troppo alto, che potresti perdere il controllo.
O forse, che ne so, è più facile per me, che non sapendo neppure nuotare mi ci butto a capofitto, io che non mi preoccupo nemmeno di guardare se ci sia, l’acqua là sotto.

Io non lo so davvero se sia più facile vivere con quel tuo entusiasmo stinto o giocare a pincaro tra una situazione che mette seriamente in pericolo la propria vulnerabilità e una situazione ancora peggiore.
Non lo so cosa sia più facile, semplicemente perché ho sempre scelto la seconda opzione.

A dire il vero, siccome lo sai che con te sono sempre sincera, ti confesso che io, in genere, neppure la scelgo, l’opzione. Che ne so, mi ci ritrovo ogni volta in quel maledetto pincaro, me ne accorgo solo quando sto già saltellando allegramente.

E tu, invece, dimmi, come si sta a svegliarsi la mattina e voler stare là, com’è non trovare il desiderio di alzarsi dal letto?
Oppure tu, laggiù, come te la cavi con quella tua bellissima sensazione che ti manchi sempre qualcosa? E invece tu, si tu seduto là, che procedi nella strada che hai scelto, bello tranquillo, con il tuo elettrocardiogramma piatto?
Hey tu, pensavi non ti vedessi? Tu là seduto che fai finta di niente, proprio te, si, che vivi in una situazione di comodo, che ti trascini tra casa, lavoro e hobby con il batticuore appeso al chiodo. Ditemelo voi, come ci si sente, perché io non lo so proprio…

Eccoli là, lo so cosa state pensando: non è mica l’amica nostra, ma la tua. Lei stava parlando di te, è proprio a te, cara mia, che diceva:

“QUI NON SI TRATTA DI CORRERE DEI RISCHI, MA DI FARSI GRATTUGIARE I SENTIMENTI, INFILARE IL CUORE NEL TRITACARNE”.

E siccome di correre dei rischi ne abbiamo già parlato in precedenza e sai bene come la penso, passiamo oltre. Che ha detto? Ah si, ecco.

“FARSI GRATTUGIARE I SENTIMENTI”

Ma che vuoi ancora da me?
Oh, io lo so, ti piacerebbe da matti se raccontassi come sia sbagliato provarli, quei sentimenti. O che bella soddisfazione sarebbe per te se io dicessi qualcosa del tipo: “Guarda, mi sta pure bene che li provi, ma accettarli proprio no, ok?”.
Oppure no, aspetta aspetta, vorresti che ti suggerissi di non viverli?
O, peggio ancora, cercassi di convincerti che sarebbe un errore madornale condividerli?

No, amico mio, toglietelo dalla testa, non ci pensare proprio, io non lo dirò.
E sai perché?
Perché affermare che sia un errore provare qualcosa non ha assolutamente nessun senso. Notizia del giorno, tieniti forte: noi non le guidiamo, le nostre emozioni. L’unica cosa che puoi fare, Capitan Findus, è guidare la tua risposta a quello che provi, decidere come rispondervi, in termini di azioni o meglio, di reazioni. Puoi stabilire la rotta del tuo dannato libero arbitrio, e comunque solo in una certa misura.

Ma ne parliamo dopo, vedi che come al solito mi faccio prendere e poi salto i pezzi ragionamento?


Prima c’era quel discorso là, quella cosa di accettarlo, ciò che senti.
E che cavolo, appurato che sia impossibile non provarlo, che senso avrebbe mettersi i paraocchi e guardare altrove?

Ahi, mi sa tanto che ho toccato un nervo scoperto… Povero caro, quante volte hai guardato altrove? E dai, toglimi una curiosità, dimmelo tu perché io non ne ho idea, alla fine se n’è andato o no, quel sentimento scomodo?
Ovviamente, come sospettavo, sta ancora là che ti guarda sogghignando, che salta fuori quando meno te l’aspetti, proprio quando non è opportuno.

E torniamo a quella storia del libero arbitrio. È proprio là che ti voglio, quando ti guardi intorno, nel panico del tuo dubbio amletico, vivere o non vivere? Esatto, là, annaspando nel dubbio se viverla o non viverla, quella fottutissima sensazione, emozione, sentimento o chiamalo come ti pare.
Non perdiamoci in questioni da psicologi, la cosa importante è la sostanza, non la definizione.

Dicevo, se la provi e nonostante i tuoi amatissimi paraocchi quella cosa è sempre là, che diamine ci guadagni a non viverla?

Ah, ma che bello, che straordinario atteggiamento alla vita…stai nuovamente barattando quella sensazione di sentirsi in pericolo con la costante frustrazione. Oppure optando per la tristezza di un’animo represso, giusto per evitare l’incertezza.
Come ci si sente, amico mio?

Ecco qui, è arrivato il momento che stavamo aspettando, rullo di tamburi… Entra in scena il nostro Co-protagonista. Si, hai capito bene, stiamo parlando di condividerlo, quello che provi, che con grande fatica hai accettato e poi hai pure deciso di vivere.
E qua, per la prima volta, forse, ma dico forse, ci troviamo d’accordo.
Hey, non ti montare la testa, non ho detto che tu abbia ragione, anzi, mi sa tanto che stavolta il premio del “coraggio da coniglio” lo vinciamo a parimerito.

Perché una volta che lo provi, lo accetti e decidi di viverlo, mi sembrerebbe gettare al cesso tutto ‘sto sforzo immane, se poi decidessi di tenetelo per te, Superman dei miei stivali. È così che salvi il mondo dall’anoressia sentimentale che dilaga? Tenendoti tutto per te?
E poi, perché mai?

PER NON FARTI GRATTUGIARE I SENTIMENTI
direbbe l’amica.

Ma è solo una questione di salvare le apparenze, di mantenere intatto l’orgoglio. Perché dopo averlo provato, accettato e vissuto, quello che senti, tu ce li hai già messi i sentimenti nella grattugia.
Dio mio, fai l’ultimo passo e vedi un po’ come va a finire, no?

Ebbene si, siamo finalmente arrivati al secondo tragico finale prospettato:
“METTI IL CUORE NEL TRITACARNE”.

E sai cosa penso io, anche col senno di poi, anche dopo che accade?
Che non importa se quel cuore finisca dentro un tritacarne o sopra un podio, l’importante è che non resti in una gabbia.
Te lo dico proprio io, io che dopo averlo osservato uscire dal tritacarne cerco di capire cosa ci possa fare con quello che resta e mi accorgo che ci sta ancora tutto quanto, che non ho perso nulla.
Mi accorgo che quello che è venuto fuori ha solo cambiato forma e che è addirittura diventato migliore, è più plasmabile.

Quel cuore uscito da là è pronto per essere ricostruito come pare a me, accompagnato dalla forza di tutte le consapevolezze del senno di poi.

Puoi dire lo stesso tu, di quella cosa che tieni là, nella tua gabbia dorata?
Puoi dire lo stesso tu, di quella cosa sbiadita che ti ritrovi, di quell’elettrocardiogramma piatto?

“QUI NON SI TRATTA DI CORRERE DEI RISCHI, MA DI FARSI GRATTUGIARE I SENTIMENTI, INFILARE IL CUORE NEL TRITACARNE”.

E come ogni volta datemi un pochino di tempo, giusto qualche giorno e poi eccomi nuovamente in pista. Tu tieniti stretta la tua gabbia, amico caro, anzi infilati tutto dentro quella gabbia, mica solo il cuore. Mettici i tuoi desideri, i tuoi pensieri, le aspettative e i sogni, tutto bello rinchiuso, al sicuro.

E prima che sigilli tutto e ti affanni a cercare catene e lucchetti anti-scasso, fermati dove sei e fai un bel respiro profondo. Così, bene. Ora cerca di immaginare cosa potresti fare, cosa potresti vivere, se rinunciassi a sbarre e catene.

Maledizione! Ascoltala per una volta quella voce in gabbia, fatti raccontare la favola di come potrebbe essere la tua vita se quel cuore ricominciasse a battere, ascoltala insieme alla mia, di voce, e alla canzone che ho scelto per l’occasione.

E se decidessi di cambiare idea, sai dove trovarmi. Lá fuori, ovviamente.