I never make the same mistake twice.
I make it three four times, you know, just to be sure!
“SE NON TI FACESSI I FILM, COME DICI TU, OVVERO NON RIUSCISSI A VEDERE IL BUONO NELLA GENTE ANCHE DOVE NON C’È, NON SARESTI LA BELLA PERSONA CHE SEI”.
Ecco qui, stavolta sono io a parlare di me, sono io la prima a dubitare del mio “atteggiamento verso la vita”.
Ti ho sorpreso, eh?
Esatto, hai capito bene, Sherlock. Oggi è l’amica a indossare gli occhiali con le lenti rosa, ma solo quando guarda me.
Si, è vero, ti confesso che ci si sente un pochino a disagio, ma è una bella sensazione. Mai provata?
Comunque sto giro facciamo l’inverso, non sei più te che mi giudichi e io che cerco di tirare l’acqua al mio mulino.
Questa volta io giudico me e tu, magari, cerchi di fare l’avvocato del diavolo, o dell’angelo, in questo caso. Bella sfida, ti ci voglio proprio vedere a difendere le motivazioni di cappuccetto rosso che vede il buono nel lupo.
“SE NON TI FACESSI I FILM, COME DICI TU, OVVERO NON RIUSCISSI A VEDERE IL BUONO NELLA GENTE ANCHE DOVE NON C’È, NON SARESTI LA BELLA PERSONA CHE SEI”.
Che poi io tanto lo so come va a finire, me la prenderò nuovamente con te, quindi non stai al sicuro neppure stavolta.
Eppure avevo cominciato così bene…
Vabbé cominciamo dal principio o dalla fine, dipende dalla prospettiva.
La fine è cadere col sedere a terra, sbattere il muso, rompersi la testa, insomma non so come dite voi quando arriva il fantastico momento della verità, quando vi accorgete che la fantasia non corrispondeva alla realtà. Per quanto riguarda come è cominciata, beh lo vediamo ora…
“SE NON TI FACESSI I FILM”
eccola là, a proposito di fantasia.
Dai, idealizziamo tutto il possibile, così come piace tanto a me. Non chiamiamola fantasia ma “immaginazione creativa”.
Noi che…. Libri su libri che spiegano come svilupparla nei nostri figli. Noi che… Così tanta ammirazione per scrittori e sceneggiatori, per chi sa disegnare un mondo di fantasia.
E poi, quando il cristo che vi sta accanto guarda alla propria realtà con quello stesso sguardo “creativo” è uno stupido, un’ingenuo, uno da commiserare perché “ma guarda quello, poveraccio, ci crede davvero!” e segue un bastardissimo ghigno beffardo. E credimi, io lo conosco bene quello sguardo là.
Eccola là, te l’avevo detto che non sarei durata molto, ce l’ho già contro di te.
Insomma, chi lo dice che raffigurarsi una propria immagine di quanto accade, un’immagine più positiva di quella che hai te, sia un’errore, sia sbagliato. Chi diavolo lo dice che sia da schernire o commiserare il nostro Peter Pan di turno? Lo dici tu?
Che carino tu, quello perfetto, quello che “non sia mai faccio una brutta figura”, quello che “se non mi espongo non mi possono ferire”, quello che “se faccio capire qualcosa, ma non lo dico esplicitamente, poi se va male posso sempre dire che intendevo qualcos’altro”, tu quello che salva la faccia.
Ma quale faccia mi chiedo io?
Quale? Quale tra le tante che mi mostri?
Quale è quella vera o meglio, ne hai una vera? Una che valga per tutti, una che ti identifichi, una che “eh si, quello sei proprio tu”.
Non c’è, ho indovinato?
Dipende dal momento, dalla situazione, e come si fa ad essere sempre uguali, dai…
Esiste qualcuno che possa dire come sei davvero?
E certo, qui sono sempre io il problema.
Io che boicotto per lo più me stessa sarei il problema, e tu? Quanti “birilli” hai buttato giù per evitare di fare una brutta figura?
Io, quella che più imperfetta non si può, quella che “sali a casa che ti mostro la mia collezione di figure barbine”, quella che si espone praticamente sempre e che altrettanto praticamente sempre ne viene fuori con qualcosa di rotto.
Sono quella là, la vedi? Quella che dice tutto prima ancora che tu lo possa intuire e quelle volte che non fa in tempo a dirlo, ovviamente, si capisce subito. Quindi non può neppure salvarsi affermando che intendeva qualcos’altro.
Ammesso che lo voglia dire.
Anzi, ti rispondo subito così ci togliamo il pensiero, la risposta è no. Non lo voglio dire qualcosa che contraddice o nega ciò che in realtà provo, quindi il cinematografo che scorre sulla mia fronte quando ti parlo no, non è un’errore. Non è che “che carina, povera, é che lei proprio non gliela fa a non dire tutta la verità”.
È questa la differenza tra me e te, caro amico mio.
Una delle tante, in effetti, Roger Rabbit. Una delle cose che ci distingue è che io non cerco un buco dove nascondermi quando le cose diventano scomode, quando si rischia la figura imbarazzante.
Comunque, continuando l’avventura della nostra eroina, cosa accade in questo film?
“RIESCI A VEDERE IL BUONO NELLA GENTE ANCHE DOVE NON C’È”
Esatto, non lo so se sia una cosa genetica.
O non lo so se sia l’effetto devastate di un’adolescenza trascorsa a guardare in TV storie tipo: il cesso della scuola viene trasformata in ambita e famosa perché il figo che tutte desiderano vede quanto lei sia bella dentro.
Qui si tratta di sperare talmente intensamente nel “alla fine vincono i buoni” da vivere come se avessero già vinto.
E la nostra Bridget Jones si aggira nel mondo con la testa tra le nuvole, gli occhiali rosa e i piedi a 10 cm da terra, e nel momento in cui posa il suo sguardo su di te, si si, proprio te, quando lei ti guarda non può o non vuole vedere il tuo lato oscuro, lo tralascia, tanto lo noteranno di certo quegli altri come te.
E quando il male è innegabile usa la sua “immaginazione creativa” per inventare motivazioni, scuse, scappatoie. Le usa per dire a sé stessa e a gli altri che si, sei una brava persona, che sei buono in fondo, che delle volte agisci in maniera che può sembrare cattiva, ma non è così. È che ti sei comportato in quel modo solamente perché, in realtà, hai paura di qualcosa. Perché I CATTIVI NON ESISTONO.
Esatto, l’ho detto davvero, e ci credo pure, pensa te.
“SE NON TI FACESSI I FILM, COME DICI TU, OVVERO NON RIUSCISSI A VEDERE IL BUONO NELLA GENTE ANCHE DOVE NON C’È, NON SARESTI LA BELLA PERSONA CHE SEI”.
E giriamolo sto film con tanto di comparse e costumi. Il film in cui tu sei buono e, ovviamente, pure io. Quel film in cui alla fine vincerà il bene, perché non potrebbe essere altrimenti.
E se questo significhi essere una bella persona, come dice l’amica, io non lo so. O se significhi essere ingenua oppure stupida come potrebbe pensare qualcun’altro che a differenza di lei, non mi ama, io non lo so proprio.
So solo ciò che significa per me. E per me significa essere imperfetti, significa uscire dalla realtà per entrare in come vorresti che fosse, il tuo mondo.
Tu evita le brutte figure, amico caro, bravo.
Salvati dalle delusioni, io continuo a crederci e, spesso, a sbagliare.
Ma quella volta, quella volta in cui l’impossibile diventa realtà e io sto là a godermi lo spettacolo o magari, addirittura, a viverlo in prima persona, tu dov’è che stai?
Lascia per una volta la perfezione agli amici tuoi e concediti il lusso di poter commettere un errore.
E se, per assurdo, stavolta ci andasse bene?